CHI HA RESO POSSIBILE QUESTO LIBRO
Grazie
Ringraziare tutte le persone che hanno reso possibile una ricerca è arduo, specie per uno studio iniziato casualmente sedici anni prima della pubblicazione e svolto in diversi Paesi, ma senza queste persone nulla di quello che è raccontato nel libro avrebbe potuto veder la luce in questa forma. La generosità, l’ampiezza e la gratuità del loro contributo sono le cose più preziose che ho guadagnato in questa impresa.
Un primo, particolare ringraziamento lo devo a chi mi ha spinto, incoraggiato e aperto questa strada, i miei amici e colleghi Pier Vittorio Buffa e Paolo Pagani; a Pier Luigi Vercesi, dell’editore Neri Pozza, che ha creduto nella proposta e la ha accettata immediatamente; alla redazione che ne ha seguito con attenzione la trasformazione in libro.
La mia famiglia in senso stretto e lato ha sopportato qualche umor nero di troppo e mi ha sostenuto costantemente: grazie a tutti loro e in particolare a mia moglie, Silvia Maria Baffoni, da sempre anche complice di ricerche e di incontri in giro per il mondo.
Come si racconta nel libro, l’idea che nell’anno di guerra 1944 si fossero tenute Olimpiadi di qualche sorta era totalmente fuori da ogni mio possibile pensiero. Devo a Richard Esparza, nipote diretto di William Sloan, lo “zio Bill” marinaio e nuotatore, se nonostante lo scetticismo iniziale mi sono incamminato su questa pista. Devo al suo costante aiuto se la ricerca è andata avanti e se l’incontro con Alton Steele è stato possibile. Grazie anche a sua moglie Lauraine Esparza che ha ospitato Silvia e me nella loro splendida casa di San Diego, con amicizia e disponibilità. Per i dettagli della vita di “zio Bill” ringrazio sua figlia, Miriam Sloan Warner, che mi ha concesso di visionare e utilizzare foto e documenti dell’archivio di famiglia.
Alton Steele, figlio del “doppio vincitore” delle olimpiadi alleate Willie Steele, ha accolto Richard e me nella sua casa con generosità, condividendo il racconto della sua vita e consentendo la consultazione delle carte del padre. Grazie a lui e a tutta la sua famiglia, in particolare a Brenda Steele Matthews e a Elijah McDaniel.
In Polonia, mi sono state di prezioso aiuto molte persone, a cominciare dalla collega Ula Idzikowska, che mi ha aiutato con l’interpretariato nella visita a Dobiegniew. A Dobiegniew, Dariusz Czerniawski – ideatore ed entusiasta curatore del piccolo e ricchissimo museo del posto – ci ha guidati per una intera giornata nella visita alle collezioni e ai resti dello Oflag II-D Gross Born/Westfalenhof, spiegando i dettagli della stratificata storia dei luoghi con passione e pazienza, rendendosi inoltre ripetutamente disponibile per chiarimenti e ulteriori informazioni a distanza. Suoi sono, peraltro, i bei versi incisi sulla lapide al cimitero sovietico che chiudono la parte del libro dedicata alle “Olimpiadi dei lager”.
La professoressa Anna Matuchniak-Mystkowska è autrice di importanti testi sull’argomento, in particolare di un documentatissimo libro dedicato all’attività sportiva nei campi di prigionia, che mi ha molto aiutato a impostare la ricerca. Una lunga conversazione nel suo ufficio all’Università di Łódź mi ha inoltre consentito di inquadrare meglio la questione, ricavandone ulteriori suggerimenti di letture, indagini e indicazioni di persone da incontrare, cui mi ha cortesemente presentato.
Per la parte riguardante i campi di prigionia, ringrazio anche Hervé Lemesle e Vladan Vukliš, storici esperti delle vicende dei volontari jugoslavi nella guerra civile spagnola, per l’aiuto nel tentativo di chiarire la vicenda del “serbo” (o forse “russo”) che partecipò alle gare del 1940 nello Stalag XIII-A di Langwasser, e a Joe Gesue, dirigente della nbc Universal, a suo tempo producer del documentario del 2004 sui giochi del 1944.
In questa, come nelle mie precedenti ricerche, ho goduto non solo della cortesia, ma anche del fattivo aiuto nel reperimento di materiali da parte di funzionari e dirigenti di biblioteche, archivi e altre istituzioni culturali. In Polonia ho un particolare debito di riconoscenza con Jakub Ozimkiewicz, dell’archivio del Museo dello Sport e del Turismo di Varsavia e con Regina Chojna, direttrice degli archivi del Museo centrale dei prigionieri di guerra di Opole, che mi hanno fornito una importante parte dei materiali documentali, fotografici e bibliografici a sostegno della ricostruzione e della descrizione dei “giochi dietro al filo spinato”. Zachary Mazur, senior historian del Museo Polin sulla Storia degli ebrei polacchi a Varsavia, mi ha fornito utili suggerimenti bibliografici. Grazie a Sabina Józwiak, direttrice del Centro culturale di Dobiegniew e del Museo dei prigionieri di guerra di Woldenberg e al suo staff, per l’accoglienza.
A Roma ho un debito di riconoscenza con Tiziana Zilli, Gestione risorse elettroniche, ricerca bibliografica e document delivery della biblioteca della Università degli Studi di Roma «Foro Italico» e con Luca Rocchegiani, che nello stesso ateneo mi ha cortesemente guidato nella visita delle infrastrutture delle quali si occupa (e grazie al mio amico e collega Giuseppe Smorto che ci ha messi in contatto). Grazie anche a Carla Ferrantini e ad Alberto Cau, della biblioteca dell’Archivio storico capitolino (Roma), a Ilaria Della Candelora, della Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele (Roma), e a Olga Colazingari, della importante e ora assai sacrificata Biblioteca sportiva nazionale di Roma. Sono grato per l’aiuto prestato anche all’efficientissimo Sistema bibliotecario trentino (in particolare agli addetti della biblioteca di Andalo), nonché ad Antonia Paula Herm, vicedirettrice, e a Ulf Marzik della Rechtswissenschaft Bibliothek, della Freie Universität di Berlino.
Molto importanti sono stati i giorni passati allo Olympic Studies Centre di Losanna, consultando le collezioni, fisiche e digitali, della Olympic World Library e degli ioc Historical Archives. Grazie a tutti gli addetti che mi hanno assistito nella ricerca, in particolare a Diego Girod, information oflcer, a Barbara Péclard e a Sabine Christe, responsabile dell’Archivio storico, anche per il successivo e non scontato aiuto a distanza.
In Nord America devo ringraziare Gene Anderson, che non è uno storico o un archivista di mestiere, ma cura con altri in modo attento e appassionato Oakland Wiki, un sito che raccoglie una grande quantità di informazioni storiche sulla città californiana, compresa una dettagliata pagina dedicata a Willie Steele. Con Gene abbiamo avuto un proficuo scambio di informazioni e di materiali, e senza i suoi contributi, a cominciare dalla individuazione della famiglia Steele, la ricostruzione della vita del campione sarebbe stata assai più limitata.
Robert K. Barney, professore emerito della Western University (Ontario, Canada), fondatore dello International Centre for Olympic Studies della medesima università, coautore – fra l’altro – di uno studio sullo sport nei campi di prigionia e di un importante saggio sulla politica olimpica tedesca durante la guerra, ha offerto informazioni e incoraggiamenti. Grazie anche al personale dei National Archives di College Park (Maryland), per le prime ricerche sulla Allied Sports Commission e agli archivi presso il Military History Institute di Carlisle (Pennsylvania) per le carte personali del colonnello Leon T. David. Gary McMaster, direttore del Camp Roberts Historical Museum, Camp Roberts (California) e il tenente colonnello Erik Brun mi hanno aiutato a chiarire alcuni aspetti della vita da recluta di Willie Steele.
Un grazie particolare va a Julie Checkoway, autrice di The Three-Year Swim Club, un libro di storia che si legge come un romanzo e racconta le vicende dei ragazzini di origine giapponese che cominciarono a nuotare nei canali di irrigazione delle piantagioni di canna delle Hawaii e finirono per dominare le gare di nuoto negli Stati Uniti e all’estero – passando per le piscine del Foro Italico e i trionfi nelle “Olimpiadi alleate”. Oltre alle molte informazioni contenute nel suo libro, devo alla generosità di Julie la consultazione dei suoi appunti relativi alle gare di Roma e una serie di rare fotografie dei nuotatori hawaiani nelle piscine del Foro Italico. Grazie alla divisione University Archives and Manuscripts della University of Hawai‘i, per il saggio di Charlie Oda sull’Italia di Mussolini.
Anche questa volta i miei contatti su Facebook hanno risposto prontamente alle richieste di aiuto; preziosi, in particolare, per la ricostruzione dei dettagli della vita a Roma in tempo di guerra sono stati Carlo Galeazzi, Marcelo Remia, Vincenzo Canali, Vitale Artese e tutti gli amici e le amiche del gruppo Facebook “Roma Città aperta”.
Per la ricostruzione delle “Olimpiadi degli internati” e delle biografie degli atleti che vi presero parte, ho molti debiti di riconoscenza, cominciando da Vittorio Zambardino, vecchio amico e grande collega, che attingendo alla sua passata esperienza nel campo mi ha messo sulle tracce di atleti e dirigenti sportivi di Atletica leggera – oltre a rispondere sempre ai miei dubbi e a colmare le mie lacune in materia. Grazie poi alla catena di amicizie che Vittorio ha fatto scattare: a Eddy Ottoz, atleta olimpionico e dirigente sportivo; a Franco Ferrari, a Corrado Tani e a Luciano Patelli, per la simpatica accoglienza e per l’aiuto nella ricostruzione della vita della società Pro Patria a Milano e a Gianluca Caldana, per i ricordi del padre Gianni. Cassandra Cozza, del Politecnico di Milano, mi ha aiutato a ricostruire la topografia della zona di Città Studi durante la guerra.
Anna Pizzutti, Antonio Spinelli e Milovan Pissarri, mi hanno aiutato nei tentativi di ricostruire la biografia di Artur Takač nella sua fuga dalla Croazia in Italia. Per la biografia di Mario Quattrini, grazie a don Christian Bricola, di Sondrio, e specialmente a Maria Quattrini e alla sua famiglia, per i ricordi e per la preziosa foto del padre internato in Svizzera. Per le informazioni su Aristide Chezzi, devo quasi tutto all’amico Gaspar Torriero, che si è fatto nell’occasione investigatore e cronista a Como, e ai suoi interlocutori, Guido Corti e a Giorgio Bardaglio. Per Maurizio Fiume, sono grato alla disponibilità della famiglia, in particolare alla figlia Chiara Fiume, alla nipote Virginia Fiume, a Primo Bottagisi, già collaboratore del professor Fiume all’Ospedale di Sondrio, e all’attuale direttore del reparto di Ortopedia e Traumatologia dell’ospedale, Fabio Di Giovanni. Grazie anche a Pier Carlo Della Ferrera e a Mina Bartesaghi della Biblioteca Luigi Credaro, della Banca popolare di Sondrio.
Per quanto riguarda alcuni aspetti della celebrazione del giubileo olimpico a Losanna sono stati utili i consigli e le informazioni fornite da Brecht Declercq, responsabile Archivi cultura e società della Radiotelevisione Svizzera (grazie Federica Bressan per averci messi in contatto), da Rolf Leuenberger del Cine Museo 65 di Sessa nel Malcantone, da Anne-Katrin Weber, delle Università di Basilea e di Losanna, da Philippe Vonnard, delle università di Friburgo e di Losanna e, in modo particolare, da Quentin Tonnerre, della Università di Losanna, che ha messo generosamente a disposizione la sua tesi dottorale, che all’evento dedica diverse pagine.
Un grazie particolare ad Anna Bikont, a Wlodek Goldkorn e a Michele Sarfatti, per i confronti sulle questioni relative agli ufficiali ebrei polacchi, nei campi di prigionia tedeschi e nel dopoguerra, e al mio vecchio amico James Demby, che ha condiviso i ricordi del padre William, giovane militare afroamericano sul fronte italiano nel 1944-45 e poi scrittore, giornalista, attore e protagonista della vita culturale romana dopo la guerra.
Immensa gratitudine a Pier Vittorio Buffa anche per aver letto con minuziosa attenzione il testo, offrendo importanti suggerimenti di correzioni e migliorie. Marina Beer e Laura Tedeschini Lalli hanno anche esse letto in anticipo parti del testo e hanno gentilmente offerto le loro osservazioni.
Grazie inoltre a tutti gli amici – alcuni di assai antica data – che mi hanno sostenuto in varia maniera nella ricerca, rispondendo generosamente alle mie richieste di aiuto, chiarimenti e suggerimenti bibliografici, in particolare: Massimo Acanfora Torrefranca, Gregory Alegi, Andrea Amadesi, Paola Raffaella David, Carlo Felice Della Pasqua, Andrea Rizza, Livia Sciorilli Borrelli, Giovanni Maria Vian e Maurizio Zinni. Giuzzo Barbaro, Janika Gelinek e Wanda Woźniak hanno aiutato con alcuni problemi di traduzione; Sergio Baffoni e Giulio Tedeschini Lalli, con consigli tecnici; Marialisa Calta e Riccardo Sabbatini, con l’amicizia – e l’ospitalità.
Un ricordo grato, infine, per Luigi Goglia, l’amico che sin dalle prime ricerche universitarie mi ha insegnato a trovare la Storia nelle immagini.
I limiti e gli eventuali errori di questo racconto sono, naturalmente, responsabilità dell’autore, ma tutto questo aiuto, tutti questi consigli, queste informazioni hanno contribuito a renderlo più ricco e hanno confermato, ancora una volta, che nella ricerca, come nella vita, non si è mai soli.
Grazie.
