Scheda e Sommario
Il Libro

Il giornale per le forze armate britanniche, Union Jack for the British Fighting Forces, presenta le gare del luglio 1944 a Roma come la “Great Allied Olympiad” (grande olimpiade alleata). Al microfono, nella cerimonia di apertura, il nuovo sindaco di Roma, Filippo Doria Pamphili.
LE OLIMPIADI DEL 1944
L’estate del 1944 fu una stagione di sangue, ma anche di sport. Di battaglie campali e di improbabili gare. Di propaganda bellica e di appelli all’ideale olimpico di pace e fraternità. Mentre Roma era liberata e gli alleati sbarcavano in Normandia, mentre Varsavia si ribellava ai tedeschi e i sovietici cominciavano la loro avanzata verso ovest, in alcuni luoghi dell’Europa in guerra, qualcuno ricordò che quell’anno era il cinquantenario, il “Giubileo” delle Olimpiadi moderne, e lo celebrò. Non ci furono, naturalmente, i giochi olimpici previsti a Londra, ma a Roma, a Parigi, a Losanna e persino nei lager tedeschi la ricorrenza fu osservata.
A Roma, al “Foro Mussolini” (ora “Italico”), dove l’Italia fascista sperava di ospitare proprio le Olimpiadi del ’44, gli alleati organizzarono a dispetto, tra giugno e luglio, grandi campionati di atletica leggera e di nuoto con atleti militari provenienti da tutta l’area del Mediterraneo. Nei titoli dei giornali e nei ricordi dei partecipanti, semplicemente le “Olimpiadi alleate di Roma”.
"C'erano anche atleti italiani che tecnicamente, con i militari di altre squadre, erano ancora in guerra."
Alla Sorbona, a Parigi, il regime di Vichy celebrò solennemente il Cinquantenario e il ricordo del fondatore Pierre de Coubertin, immaginando ancora un futuro per la Francia collaborazionista, che invece sarebbe caduta nel giro di poche settimane.
Negli stessi giorni, la “Capitale olimpica” di Losanna, nella neutrale Svizzera, mantenne l’impegno preso prima della guerra di celebrare ufficialmente il Giubileo. Con cerimonie, gare, alzabandiera olimpici, emissioni di francobolli, seguiti da “mini-olimpiadi” cui presero parte, tra luglio e agosto, internati militari di ogni nazionalità.
Tra luglio e agosto, in due campi di concentramento della Germania orientale, anche ufficiali polacchi prigionieri di guerra organizzarono le loro “Olimpiadi del 1944”. Furono stampate medaglie di cartone, create uniformi sportive, organizzati corsi per arbitri, stampati francobolli per la posta del campo, pubblicati giornali sportivi scritti a mano. Sotto la bandiera con i cinque cerchi, centinaia di atleti in condizioni fisiche precarie dopo cinque anni di prigionia presero parte alle gare.
Il libro ricostruisce questi avvenimenti, nel più generale contesto politico e bellico, raccontando la storia di alcuni partecipanti. Un afro-americano che trionfò al “Foro Mussolini” e che finirà per vincere davvero una medaglia olimpica dopo la guerra. Nuotatori nippo-americani delle Hawaii, destinati a vera gloria olimpica, che si accontentarono di fare razzia di medaglie a Roma. Un mezzofondista ebreo jugoslavo che gareggiò sotto falso nome nell’Italia in guerra e poi fu tra gli organizzatori e i partecipanti delle “mini-olimpiadi” di Losanna. Un ex-olimpionico polacco e giornalista sportivo, che alzò e ammainò la bandiera olimpica nel lager tedesco di Gross Born.
